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Tour de France (© Pisoni)


DA ROTTERDAM A PARIGI, TRA PAVÈ E L’ARRIVO INEDITO SUL TOURMALET : ECCO IL TOUR 2010

Aosta (AO)
2 lug 2010


E’ ancora una volta l’Olanda la sede di partenza di questo Tour de France.

Meno di due mesi fa il Giro partì da Amsterdam, sabato la Grande Boucle numero 97 prenderà il via da Rotterdam, sempre dalla terra dei "tulipani".


Segno tangibile di un ciclismo che si muove sempre di più per accontentare gli sponsors, magari in quelle terre come l’Olanda e il Belgio che vivono per il ciclismo ma che restano alla ribalta solo in primavera.

L’estate vuol dire Tour, un Tour che mai come quest’anno è atteso da tifosi e addetti ai lavori. A pensarci bene, sono diversi anni che il parterre del terzo evento più importante dello sport mondiale non era così vario e di classe. Sono tanti i corridori che - in un modo o nell’altro - vogliono succedere a Contador nell’albo d’oro di questa manifestazione, ma per farlo dovranno fare i conti proprio con lo spagnolo, capitano unico di un’Astana forse indebolita nel collettivo ma che può contare sulla forza di un leader che non sbaglia (quasi) mai.

C’è ancora Armstrong, alla ricerca di un ottavo successo in giallo che avrebbe dell’incredibile : il texano è reduce da una stagione che - come già gli succedeva nella sua prima carriera - è stata improntata su questa corsa. E la sua RadioShack è assolutamente la squadra più forte delle ventidue al via. Ma il dualismo che tanto ha infuocato la corsa del 2009 non vivrà di luce propria. Ci sono i Basso, gli Schleck, c’è un Wiggins che deve dimostrare che gli investimenti del Team Sky non sono stati affrettati. E ancora Cadel Evans, per dimostrare che - maglia arcobaleno a parte - non è un corridore perdente.

Saranno presumibilmente questi sette i fari della corsa, senza dimenticare però Sastre - sempre che abbia ritrovato la condizione - o il redivivo Menchov, che prova a correre di nuovo da leader a quattordici mesi dal suo successo al Giro d’Italia.

Tra i giovani - considerando che Contador (in foto) e Andy Schleck vecchi non sono - attenzione a Luis Leon Sanchez della Caisse d’Epargne : la sua squadra ha perso Valverde, lui forse si è tolto un peso di dosso e potrà finalmente dimostrare la classe innata.

IL PERCORSO

Se il Tour parte dall’Olanda un motivo c’è, ed è forse prettamente economico. Attenzione, però, perchè le prime frazioni di questa Grande Boucle sono diverse rispetto al solito protocollo.

Insomma, chi ricorda la prima settimana del Tour come una sequela di arrivi in volata - a proposito, Freire, Farrar e Petacchi potranno comunque rendere la vita difficile a Cavendish - avrà materiale per cambiare idea.

Prologo e prima tappa a parte, la seconda e la terza frazione vanno prese con le molle. Da Bruxelles a Spa si andrà in giro per le "côtes" più tipiche di una Liegi Bastogne Liegi, mentre il giorno dopo l’arrivo di tappa è previsto ad Arenberg.

Sì, avete capito bene. Arenberg, con il suo bosco, è uno dei settori più famosi della Paris Roubaix. Pavé sulle strade del Tour, con buona pace dei vari Armstrong e Contador che temono i pietroni del Nord.

Non è la prima volta che il Tour cerca di sparigliare le carte rispetto al solito programma di massima, ergo Alpi e Pirenei, non necessariamente in quest’ordine. 13 chilometri abbondanti di pavé, questa volta, potrebbero cambiare e non poco la corsa : e c’è già chi si aspetta un ribaltone in classifica, anche se a fare la differenza nella generale potrebbe essere piuttosto una caduta o una frattura all’interno del gruppo.

Poi il solito variegato menù : con le Alpi in apertura e i Pirenei che quest’anno festeggiano i loro primi cento anni con il Tour appena prima della crono finale tra Bordeaux e Pauillac.

Le Alpi fanno paura, perchè il primo arrivo in salita di una grande corsa è sempre uno spauracchio per tutti. Una sorta di test, che verrà effettuato questa volta a Morzine, su una delle alture storiche delle Alpi francesi.

Ma il Tour si deciderà sui Pirenei. Nel 1910 per la prima volta las corsa apparì su queste montagne brulle, che sembrano decisamente più povere rispetto alle più nobili Alpi. Ma con la loro vegetazione fitta, il caldo torrido, il tifo bollente e con quelle striscie d’asfalto a far da strade i Pirenei sono entrati a far parte del mito del ciclismo. Arrivo in salita a Ax 3 Domaines, tapponi di alta montagna a Bagnères de Luchon e a Pau. Proprio a Pau - solitamente - si chiude la campagna pirenaica del Tour.

Questa volta, invece, la capitale del Béarn darà i natali alla tappa forse più bella - certamente quella simbolo - di questo Tour 2010. E’ la diciasettesima, da Pau al col del Tourmalet, su una cima attraversata più volte ma mai sede di un arrivo. Si diceva che non ci fosse lo spazio per la carovana, ma per i cent’anni dei Pirenei si fa questo e altro.

Si chiude con l’unica vera cronometro a Pauillac, sono 52 chilometri, che arriva a ventiquattro ore dalla passerella degli Champs-Elysées, 630 chilometri più a Nord. Il classico finale del Tour, ancora una volta, tra le vie di Parigi dopo tre settimane di corsa forsennata di qua e di là per la Francia, l’Olanda e il Belgio.

CURIOSITA’

Chi segue il Tour, soprattutto all’inizio, ha qualche difficoltà a rintracciare alcune maglie. Quelle dei campioni nazionali. Che guardacaso debutteranno in massa con i colori del proprio paese domenica da Rotterdam a Bruxelles. Il più ricercato sarà Thomas Voeckler, che da domenica scorsa veste la maglia di campione francese e pare si sia già segnato in agenda la tappa di Gap, quella del 14 luglio : vincerla con la maglia tricolore potrebbe valere una carriera.

E poi ancora Martin Elminger dell’Ag2R, che ha vinto il campionato svizzero, o ancora Ivan Gutierrez della Caisse d’Epargne e Alexander Kolobnev della Katusha. Senza dimenticare Franck Schleck, fresco campione del Lussemburgo, mentre il neo campione belga e due volte vincitore del Fiandre Stijn Devolder non sarà della partita.

Ma un nome, in particolare, va sottolineato. Ed è quello di Mario Aerts, 36 anni il 31 dicembre prossimo. Anni fa lo chiamavano SuperMario, adesso la sua stella è leggermente più oscurata. Ma sarà al Tour, per la decima volta nei suoi quindici anni da professionista. Vestirà quasi come sempre la maglia della sua Omega Pharm, che per molti - Aerts compreso - è ancora la vecchia Lotto. La stessa maglia con la quale vinse la sua unica corsa importante, la Freccia Vallone del 2002. La stessa maglia con la quale ha servito i vari Evans e Van Petegem per centinaia di volte. La faccia rotonda e stanca di Mario Aerts è forse la più bella cartolina che arriva dalla partenza di questo Tour : è l’immagine del ciclismo di un tempo, il ciclismo che nonostante le mille campagne per ritornare ai tempi eroici si piega - e è forse giusto così - al passare del tempo e all’evoluzione della tecnologia. Mario Aerts è una sorta di marziano, in questo mondo di umani evoluti. O meglio, è forse uno dei pochi umani rimasti in questo mondo di marziani. Un umano che pedala da quindici anni, forse perchè non sa fare altro, forse perchè vuole fermare il proprio tempo.

A Herentals, vicino ad Anversa, tiferanno ancora una volta per questo gigante buono con la faccia da minatore e gli occhi da uomo buono. E in un certo modo - per le prossime tre settimane - saremo tutti un pò cittadini di Herentals.

Fotografie © Antonio Pisoni



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