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Lance Armstrong (© AFP)


ARMSTRONG A GIUDIZIO PER DOPING

Los Angeles (Stati Uniti)
28 lug 2010


Questa volta non sarà facile per Lance Armstrong uscire dai guai. Il texano, infatti, è stato citato in giudizio dalla corte federale di Los Angeles per doping. L'accusa è di essersi dopato e di aver istigato al doping i compagni di squadra, in particolare negli anni che vanno dal 1999 al 2001 come confessato da Floyd Landis, su ex compagno nella US Postal.

Confessioni bollate come menzogna dall'americano. Il texano, che ha vinto il Tour de France per 7 volte, dovrà rispondere a un tribunale penale delle accuse contenute in prove e testimonianze raccolte questa volta dagli inquirenti federali.

A guidare l'accusa è Jeffrey Tillotson, l'avvocato della Sca Promotions Inc, un'azienda che si occupa di assiocurazioni. Il ricorso a questo tipo di pratiche dopanti in grado di migliorare le proprie prestazioni, scrive il Wall street Journal, generalmente non è considerato un reato nel sistema giudiziario americano. Tuttavia, stavolta, il caso è diverso. Se la Corte riuscirà a provare l'uso di doping, Armstrong potrebbe essere condannato per frode ai danni degli sponsor, visto che nel testo dell'accordo il ciclista s'era impegnato a non assumere sostanze proibite o comunque in grado di migliorare le sue prestazioni. Ribadisce il tutto Mike Straubel, professore dell'università dell'Indiana: "I procuratori non stanno accusando qualcuno di semplice doping. Piuttosto cercheranno di dimostrare se c'è stata frode, spergiuro o false dichiarazioni da parte del campione".

Armstrong ha sempre negato di aver fatto uso di sostanze dopanti, pur essendo stato seguito per anni da Michele Ferrari, un medico messo all'indice in Italia per il suo coinvolgimento in vicende doping. Quando la notizia si diffuse per la prima volta lui spiegò che lo aveva interpellato per preparare con lui dal punto di vista tecnico il record dell'ora. Ma non ha mai portato a termine questo progetto. Significativo il fatto che di Ferrari non parla nel suoi libro autobiografico "It's not about the bike". Perchè? I primi sospetti di pratiche illecite furono alimentati anche dal suo connazionale Greg Lemond, vincitore del Tour 1986, che affermò che se Armstrong avesse ingannato col doping, il suo sarebbe stato l'inganno più grosso della storia ciclistica. Poi, però Lemond fu spinto a ritrattare pubblicamente da John Burke titolare della Trek Bycicle Corporation che forniva le biciclette alla formazione del texano su licenza proprio di Lemond. Landis, recentemente ha confessato che molte di quelle biciclette furono vendute per acquistare prodotti dopanti. Ma Armstrong non è mai stato trovato ufficialmente positivo ad un test. Poi, recentemente si è saputo di una donazione di 100.000 dollari alla fondazione dell'Uci per la lotta al doping. Un fatto quanto meno discutibile dal punto di vista etico in quanto è l'Uci, in collaborazione con la Wada, che dispone i controlli.

Nel giugno del 2004 annunciò di aver citato in giudizio a Londra gli autori del libro L.A. Confidentiel (il francese Pierre Ballester e l'inglese David Walsh) nel quale erano raccontate numerose vicende che facevano ipotizzare il ricorso al doping da parte dell'americano. I suoi avvocati trovarono ben 18 elementi a sostegno di una ipotetica diffamazione. Ma nel settembre del 2005 lui fermò ogni azione legale (come riporta il sito www. scribd.com) con la motivazione dei costi troppo elevati della causa e ugualmente abbandonò la via legale in Francia dove il libro era stato pubblicato. Sembra proprio che l'annuncio, fatto nella sede dello sponsor Discovery Channel fosse servito a confermare la sponsorizzazione della sua squadra. Nel corso del processo intentatogli dalla Sca assicurazioni, che per i sospetti gli aveva bloccato i 5 milioni di dollari del premio per i sei Tour vinti (lui si era assicurato contro il rischio di vincere, una polizza strana, ma non inusuale negli Usa), il suo vecchio compagno Frankie Andreu e la di lui moglie testimoniarono sotto giuramento che durante il suo ricovero in ospedale nel 1996, prima degli interventi per rimuovere il tumore al testicolo e al cervello, lui ammise di aver preso testosterone, epo, ormone della crescita e corticosteroidi. Sulla circostanza testimoniò anche una terza persona, che però ritrattò. Ma a contraddire quella ritrattazione emerse la registrazione di una telefonata nella quale questa persona confermava le affermazioni degli Andreu. Nel processo Sca il suo oncologo Craig Nicols negò decisamente quanto affermato dagli Andreu. Nei giorni immediatamente successivi a quella testimonianza Armstrong versò tramite la sua fondazione 1,5 milioni di dollari al dipartimento dell'Università dell'Indiana diretto da Nicols. Ma la rivelazione più scottante fu quella emersa dall'inchiesta dell'Equipe che rivelò come alcune provette certamente appartenenti al texano e relative al Tour 1999 contenessero epo. Armstrong non ha mai voluto andare a fondo a questa vicenda forte del fatto che si trattava solo di test sperimentali e non di analisi antidoping validate. Ma, contemporaneamente, non ha mai fatto azioni legali contro il giornale francese.

Da ultimo, nel maggio scorso, le accuse di Landis che parla di epo, trasfusioni e anabolizzanti ai tempi della US Postal. "E' stato lui che mi ha avviato al doping". Ma se la credibilità di Landis è al lumicino (prima ha negato tutto, ora confessa) a complicare le cose per il cow boy Usa c'è anche la ex moglie Kristen. Secondo quanto riferisce il Sunday Times Kristen starebbe collaborando con Jeff Novitzky, l'agente della FDA che sta conducendo un'inchiesta proprio sull'ipotesi di doping organizzato ai tempi della US Postal. In una email ad un dirigente del ciclismo Landis sostiene che Kristen era presente quando Armstrong gli diede di persona una confezione di testosterone in cerotti nel 2001 e fiale di epo nel 2003. Armstrong nega decisamente ogni accusa.
Fra rivelazione scottanti, smentite e contraddizioni, in un modo o nell'altro è sempre uscito indenne da queste vicende. Questa volta la strada sembra più in salita dei colli francesi verso Morzine, che gli sono costati la classifica del Tour 2010.

LANDIS INSISTE: "HO VISTO ARMSTRONG DOPARSI CON I MIEI OCCHI"

Floyd Landis continua ad attaccare Lance Armstrong, anche alla vigilia dell'ultima tappa di quello che, con ogni probabilità, sarà l'ultimo Tour de France del texano. Intervistato dalla ABC nel suo "Nightline Show", l'ex corridore della US Postal ammette di aver visto Armstrong sottoporsi a pratiche dopanti: "Sì, è successo molte volte - dichiara Landis, privato della vittoria al Tour del 2006 proprio per doping - non voglio entrare nel dettaglio ogni volta, ma l'ho visto sottoporsi anche a trasfusioni di sangue". Puntuale arriva la replica di Tim Herman, legale di Armstrong: "Landis è un bugiardo - taglia corto l'avvocato del sette volte maglia gialla - come dice Lance, quando assaggi del latte per scoprire se è acido, non ti serve bere tutta la busta". Nel frattempo, in California, un tribunale federale ha aperto un'inchiesta sulla base delle accuse di Landis. Nella lista dei testimoni figura un altro mito del ciclismo statunitense, Greg Lemond, che fornirà informazioni e documenti sulle quattro squadre con cui il texano ha militato dopo aver sconfitto il cancro ai testicoli, ovvero U. S. Postal Service, Discovery Channel, Astana e RadioShack. Sul fronte doping, intanto, arriva la notizia della squalifica del portoghese Nuno Ribeiro, fermato per due anni dalla Federciclismo lusitana. Vincitore dell'ultimo Giro del Portogallo, Ribeiro è stato trovato positivo all'Epo ricombinato, il famigerato Cera, in un controllo effettuato proprio prima della partenza della corsa a tappe sulle strade di casa. Fermato dall'UCI nel settembre scorso, Ribeiro è stato privato di quel titolo; per gli almanacchi la vittoria resterà allo spagnolo David Blanco, secondo nella classifica generale della corsa portoghese. (24 luglio 2010).

http://www.sportpro.it/

Tratto da l'editoriale di Eugenio Capodacqua


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